C'ERA UNA VOLTA IL PELE' BIANCOROSSO
- artigliodelgrifo
- 20 gen 2021
- Tempo di lettura: 2 min
Riceviamo e pubblichiamo un bellissimo articolo del tifoso Andrea Ceccarini che ricorda il grande Milan Rapaic

Se Pelé era la pietra di paragone, Rapajc ne incarnava il suo alter ego in maglia biancorossa. Era la risposta in salsa Grifone, al rebus storico che per decenni ha alimentato le fantasie di ogni tifoseria nel Mondo, cioè il trovare un idolo da associare al totem globale. L'eleggere un proprio beniamino, sospingendolo poi con molta partigianeria, in una dimensione immaginaria accanto al miglior calciatore di ogni epoca.
Milan Rapajc per il Perugia è stato questo, ma pure molto altro. E' stato punto di riferimento seppur nella sua indole sregolata, frutto di un estro da cui in giornata puoi aspettarti di tutto, ma se non in palla, puoi iniziare a maledirlo ed a invocarne una prematura sostituzione. Perché quando il croato era in modalità On, eri già ben consapevole di cosa aspettarti, ma soprattutto chi di quella fascia, la sinistra, sarebbe stato assoluto dominatore. Con una tecnica sopra la media e soprattutto quella capacità di condurre l'attrezzo in corsa, sconosciuta ai non baciati dal destino.
Ed il destino sceglie di portare il nostro a Perugia nell'Estate 1996, proveniente dall'Hajduk Spalato e dove già aveva messo in mostra sprazzi lucenti del suo repertorio. In un tridente con Gautieri ad ala destra e Negri al centro, Rapajc incide ma nemmeno troppo ed a fine campionato saranno 4 le reti in 31 presenze. Ma con la squadra retrocessa in B. Dove parte piano, anzi pianissimo, in una prima parte di stagione decisamente ai margini, per risalire la china in primavera, in un crescendo Rossiniano che riporterà la compagine perugina di nuovo in massima serie. Dopo solo una stagione di Purgatorio.
Ed è in questo momento che per il croato arriva il Paradiso e la definitiva consacrazione. E' la stagione 1998/1999, in panchina siederanno prima Ilario Castagner e poi Vujadin Boskov, ma è in campo che un attore prenderà con decisione la scena. Perché in quel campionato Milan Rapajc realizza ben 9 reti in 31 partite, alzando i decibel del Renato Curi ogni qual volta il pallone accarezza il suo piede sinistro. Segna tra le altre al Parma, alla Fiorentina, all'Inter, all'epoca grandissime compagini della nostra Serie A. Trafigge la Roma al Curi, fissando il risultato sul definitivo 3 a 2 per i Grifoni, probabilmente la rete più iconica ed emozionante di quel percorso calcistico. E' il minuto '88, Nakata prende palla e verticalizza per Rapajc, sinistro a pelo d'erba del croato, Konsel non trattiene e la palla adagio rotola in porta. Gonfiando rete e passione di un popolo intero, che sin dal primo dribbling non aveva avuto dubbi nell'eleggerlo a simbolo di un'epoca, perché probabilmente ne incarnava pure gli eccessi ed i vizi, quasi un alter ego ma questa volta non di Pelé. Ma semplicemente il corrispettivo in campo di Luciano Gaucci. Uomini anarchici, dotati certamente di regole, ma proprie. E che spesso hanno finito per pagare pure colpe non loro. Ma rimanendo e per sempre, incisi nell'anima biancorossa.





C'ho Indovinato prima di vederlo che era Milan rapajc grande fortissimo Mancino veramente una furia Forza Grifo sempre.